Camminare sulla Via Micaelica, da Benevento a Monte Sant’Angelo, è stata una delle esperienze di viaggio più gratificanti che abbia mai vissuto.
Questo antico cammino di pellegrinaggio nel Sud Italia racchiudeva tutto ciò che cerco in un viaggio: la sfida, la bellezza, la solitudine e quella profonda soddisfazione che nasce dal vivere, passo dopo passo, l’avventura di ogni giorno.
L’inizio della sfida: da Benevento a Buonalbergo
Il nostro pellegrinaggio è iniziato a Benevento, dirigendoci verso est in direzione di Buonalbergo, una tappa che ci ha ricordato subito che la Via Micaelica non è una semplice passeggiata. Il caldo era implacabile, il terreno impegnativo e quegli ultimi chilometri in salita hanno messo alla prova ogni briciola della nostra resistenza.
Vicki si è unita a noi per il primo giorno, prima di decidere che il suo nuovo ruolo di “esploratrice” le si addiceva di più, raggiungendo in anticipo ogni tappa per conoscerne i luoghi prima del nostro arrivo. Si è rivelato un equilibrio perfetto: lei apriva la strada con le sue ricognizioni, mentre Katie ed io proseguivamo a piedi, godendoci il ritmo del cammino.
Quella prima sera a Buonalbergo fu magica. Dopo una lunga giornata, fummo ricompensati da un tramonto mozzafiato sui tetti del paese. Il mattino seguente, osservando l’alba, mi sentivo allo stesso tempo esausto e profondamente soddisfatto, con quella pace che solo una lunga camminata sa donare.
Incontrare la gente del posto lungo la Via Micaelica
Una delle sorprese più grandi lungo la Via Micaelica è stata incontrare così pochi altri pellegrini: in tutto il viaggio ne abbiamo incrociati soltanto tre! Eppure, le serate erano sempre piene di incontri calorosi.
Gli abitanti del posto si mostravano incredibilmente accoglienti: i contadini spesso interrompevano il lavoro per scambiare due parole o darci indicazioni. Anche se pochi parlavano inglese, gentilezza e pazienza superavano ogni barriera linguistica. Molti sembravano sinceramente curiosi di conoscerci, forse perché da tempo non vedevano viaggiatori a piedi.
È uno dei piaceri del camminare attraverso l’Italia rurale: il ritmo più lento favorisce incontri autentici.

Cibo, alloggio e le semplici gioie del pellegrinaggio
Gli alloggi lungo la Via Micaelica erano sempre eccellenti. Gli ospiti erano generosi, i pasti deliziosi e ogni notte di riposo sembrava un piccolo lusso dopo ore di cammino.
Nella seconda metà del viaggio avevamo trovato un ritmo confortevole: camminare, mangiare, riposare e ricominciare. Le mie provviste quotidiane erano semplici ma perfette: pane, formaggio e acqua. Ho sviluppato un particolare gusto per il caciocavallo, il cui sapore ricco e salato sembrava ancora più buono dopo una lunga giornata di cammino.

Navigazione e orientamento sul sentiero
Abbiamo fatto ampio affidamento su un’app GPS per orientarci lungo la Via Micaelica, e si è rivelata un vero salvavita. La guida cartacea è stata utile come supporto, ma l’app ci ha tenuti sulla giusta strada più di una volta.
Ogni volta che avevamo la possibilità di scegliere tra più percorsi, optavamo quasi sempre per quello più lungo. Di solito ne valeva la pena per i paesaggi migliori, tranne in un’occasione, durante la discesa verso San Marco, quando ci siamo ritrovati a faticare tra la macchia finché un amabile asinello è apparso come per guidarci in sicurezza lungo il sentiero.
Festival, meteo e vita sul cammino
Abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in due feste locali: una la prima sera e l’altra l’ultima. Portavano colore, musica e allegria nelle nostre serate e ci offrivano uno spaccato della vita del luogo.
Il meteo ha collaborato per tutto il viaggio, l’attrezzatura ha retto bene e camminare è diventato al contempo meditativo e rigenerante.
Alla fine, mi sono trovato a gustare la semplicità di tutto: le strade tranquille, i piccoli borghi, e il suono dei miei passi che risuonava tra le colline della Puglia.
Riflessioni sulla Via Micaelica: un risveglio spirituale
Voglio condividere qualcosa di profondamente personale che ho percepito durante questo cammino, un’intuizione spirituale che ha risposto a una domanda che mi portavo dentro da tempo.
Negli Stati Uniti, a casa, sono stato turbato dalle crescenti divisioni politiche e sociali che separano famiglie, amici e persino sconosciuti. Parlare e discutere spesso sembrava inutile, o addirittura peggiorava le cose. Non sapevo come riconciliare queste differenze senza evitare le persone o creare ancora più distanza.
Durante questo pellegrinaggio, mi è diventato chiaro che tutti condividiamo un nemico comune: la paura. È un avversario antico, e non è un caso che il nostro viaggio si sia concluso a Monte Sant’Angelo, dedicato all’Arcangelo Michele, celebre per la sua lotta contro il male.
La paura ci divide perché molti la accolgono, lasciandole il controllo sulle proprie azioni, pensieri e decisioni. È alla radice di ogni cattiva scelta e di ogni conflitto. L’opposto della paura è l’amore, e questa è la battaglia originaria tra bene e male, che si svolge ogni giorno nelle nostre vite.

La risposta per affrontare le divisioni è l’amore, non la paura. Se riconosciamo che la paura è il nostro vero nemico e ci rifiutiamo di assecondarla, forse possiamo iniziare a sanare queste fratture. Le nostre differenze diventano punti di forza quando agiamo insieme guidati dall’amore, non dalla paura.
Questa consapevolezza mi è sembrata un vero messaggio di Dio durante il pellegrinaggio: semplice, ma potente. Siamo più simili di quanto pensiamo, e l’amore è l’unica via da seguire.
Con affetto e pace,
Terry

